Due linguaggi, un’unica direzione. Cosa succede quando il lavoro energetico incontra quello psicologico?
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Nel mio lavoro di operatrice del Codice Emotivo, mi trovo spesso a confrontarmi con il lavoro di un’altra figura di riferimento importante: lo psicologo o psicoterapeuta. Molti dei miei assistiti seguono, o hanno seguito in passato, un percorso psicologico. Questo mi ha permesso di osservare qualcosa di davvero affascinante.
Condividere questa riflessione credo possa illustrare al meglio come queste due strade — apparentemente diverse — possano camminare a braccetto e completarsi a vicenda.
Un’osservazione sorprendente
Ho notato che le persone che hanno già lavorato in psicoterapia su un determinato tema, tendono a presentare, su quello stesso tema, un numero significativamente minore di emozioni intrappolate rispetto alla media. È come se il lavoro psicologico avesse già “alleggerito” quel bagaglio emotivo. Il conflitto emotivo è stato guardato, nominato, contestualizzato.
Eppure — ed è qui che le cose si fanno interessanti — anche quando andiamo a lavorare su un blocco emotivo legato a qualcosa che la persona ha già ampiamente elaborato in terapia, accade qualcosa di diverso, di più sottile.
Le persone la descrivono come una sensazione di leggerezza emotiva che non avevano mai sperimentato prima. Il ricordo di ciò che è stato rimane intatto – così come la sua comprensione conquistata con duro lavoro – ma al netto di quella sfumatura dolorosa in sottofondo.
Osservarsi dall’esterno, senza dolore
Un mio assistito, dopo una sessione su un vecchio trauma già lungamente analizzato in psicoterapia, mi ha detto una cosa che mi è rimasta impressa nella mente:
“È come guardare un film che conosco a memoria.
Sono ancora lì, come uno spettatore. Ma non fa più male come prima.”
Questa è la bellezza della sinergia. La terapia psicologica aveva già fatto un ottimo e profondo lavoro: aveva dato un nome alle emozioni, ricostruito la narrativa, modificato gli schemi di pensiero disfunzionali. Il Codice Emotivo ha fatto qualcosa di diverso: è andato a rimuovere quella risonanza energetica residua, quella dolorosa vibrazione emotiva che ancora “risuonava”, anche dopo che tutto era stato capito.
Due approcci, due prospettive diverse
La psicologia lavora prevalentemente sul piano cognitivo e narrativo: aiuta a rendere funzionali gli schemi di pensiero, a rielaborare le esperienze, a dare senso a ciò che è accaduto. Il Codice Emotivo interviene sul un livello differente energetico-emozionale, andando a liberare le frequenze emotive disturbanti che sono rimaste “congelate” nel corpo attraverso il subconscio, anche quando la mente conscia ha già elaborato tutto.
Complementari, non antagoniste
Tengo sempre a precisare che il Codice Emotivo è una tecnica ben distinta dalla psicologia e/o psicoterapia: queste ultime sono il prodotto di professionisti con formazione e strumenti molto diversi dai miei.
Ciò che ho osservato, però, è che quando i due percorsi coesistono, si completano in modo armonioso, rapido e funzionale. Anzi, spesso si potenziano a vicenda. Chi è già in un percorso psicologico strutturato può trovare nel Codice Emotivo un prezioso alleato per lavorare su quella dimensione più silenziosa e vibrazionale delle emozioni. Chi invece inizia dal Codice Emotivo può trovare che il cammino si fa via via più chiaro, e che certe tematiche psicologiche emergono da sole, in modo più accessibile.
E se dallo psicologo non ci voglio andare?
Questa è una realtà che incontro spesso. Molti arrivano ad affidarsi al Codice Emotivo proprio perché l’idea di andare da uno psicologo li spaventa, li blocca, o semplicemente non ne sentono la necessità.
Le ragioni sono diverse: c’è chi ha un blocco culturale, chi teme il giudizio, chi è convinto di “non stare così male da aver bisogno di uno psicologo”, o ancora chi ha avuto esperienze negative in passato. E poi ci sono tante persone che, semplicemente, non ne hanno strettamente bisogno. Magari godono di una discreta salute psico-fisica e sentono solo il peso di emozioni non risolte, di tensioni ricorrenti, di una stanchezza emotiva che è tanto difficile da spiegare quanto reale.
Per tutte queste persone, il Codice Emotivo può essere un percorso prezioso. Un approccio delicato che permette di lavorare in profondità anche in silenzio, senza dover necessariamente verbalizzare il proprio disagio.
Bisogna riconoscere, però, che quando certi schemi di pensiero disfunzionali hanno radici profonde, che vengono da lontano — dall’infanzia, dalla famiglia, dalla cultura in cui siamo cresciuti — il solo rilascio emozionale potrebbe diventare come “svuotare un secchio che continua a riempirsi sotto a un rubinetto aperto”. In quei casi serve uno strumento in più per imparare a formulare ragionamenti – e relativi pensieri, sentimenti ed emozioni – con uno schema nuovo, differente. In quei casi la psicologia può davvero fare la differenza.
Un percorso su misura, sempre
Ogni persona è una storia ed un percorso a sé. C’è chi ha prima bisogno di un contenitore psicologico sicuro, e chi invece si avvicina al benessere emotivo partendo da un approccio più energetico e alternativo.
Il bello è che puoi percorrere più strade contemporaneamente, con consapevolezza e rispetto per i tuoi tempi. L’importante è che ogni passo ti avvicini a quella leggerezza che ognuno di noi merita. ♥
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